"Davvero?" ha chiesto lei, sempre più stupita.
"Io non capisco più quel ragazzo da anni, dalla sua prima comunione almeno... Da quando sono rimasto vedovo, non ho più saputo come comportarmi con lui... Speravo che fargli avere tutto e subito fosse sufficiente... Credevo che anticiparlo nei suoi desideri mi permettesse di guadagnare la sua considerazione... La prego, faccia qualcosa... Ora lui è scappato di casa..."
"E come faccio a rintracciarlo?"
"Be', si è rifugiato nella nostra villetta al mare. Gli telefoni, provi a parlargli, a convincerlo a restare... Lei sa trovare le parole giuste...La supplico!"
"Be', ci posso provare" ha detto lei.
E il preside, con le lacrime agli occhi: "Grazie, cara, grazie. La farò sostituire io, a scuola, non si preoccupi. Si prenda pure due giorni, anzi tre, o anche quattro. Vada da lui, faccia tutto quello che è possibile..."
Così, la Coretti gli ha telefonato. Martozzi figlio, che si era davvero nascosto nella villetta al mare dei suoi, sul momento non voleva vederla, fingeva al telefono di essere un altro, poi ha accettato di ospitarla. La Coretti, che si sentiva addosso una strana eccitazione che non aveva alcuna intenzione di analizzare, ha riempito una valigia con i vestiti più carini che aveva ed è partita.
Lui, il Martozzi figlio, l'ha accolta in mutande e l'ha fatta ubriacare di whisky, lei che è assolutamente astemia. Così la Coretti ha perso ogni controllo.
"No, basta, ne ho già bevuti troppi, caro, no!" ripeteva all'altro.
"Troppo tardi, prof."
"Non chiamarmi prof, dai, che mi vergogno..." ha ridacchiato lei, imbarazzata.
"E tu, allora" ha detto calmo Martozzi, "non trattarmi più come un bambino. Ti manda mio padre, vero?"
"No, no, figurati. Semplicemente, io ho notato la tua assenza in classe, e... così ho chiesto in giro..."
"E il numero di telefono chi te l'ha dato?"
Lei non sapeva più cosa rispondere, così, per tenere occupata la bocca, ha buttato giù l'ennesimo whisky.
"Non mi convincerai mai. Ma sono lo stesso contento di vederti" ha detto lui, con un bel sorriso che sembrava sincero.
"Anch'io sono contenta. Certo, anch'io" ha risposto la Coretti, ormai alterata dall'alcool. "Senti, Martozzi, tu mi piaci, nel senso che sei un ragazzo simpatico, intelligente, con tanti interessi, non stai mai fermo, non ti accontenti mai... E, anche se fai il grand'uomo, sei tenero e goffo come un orsacchiotto. Voglio dire..."
"Davvero?" l'ha interrotta lui, sorpreso.
"Sì. Cioè no, voglio solo dire che..."
"Davvero sono goffo?"
"Come un orsacchiotto, sì..." ha ripetuto lei, sempre imbarazzata.
"Goffo in che senso, scusa?"
"Goffo così... Oddìo, mi sento male..."